In vino veritas, un racconto di Zoe

23 Giu

href=”https://spenderepoco.files.wordpress.com/2013/06/vino-2.jpg”>vino 2E’ che amo il vino. Disse Daiana sorseggiando un altro bicchiere di rosso, un vino possente, solido come la terra dove era stato prodotto. Lui le stava di fronte, appoggiato con la schiena alla sedia di paglia, leggermente sbilenco dal tavolo, le lunghe gambe accavallate e il bicchiere di vino in mano. Sorrise. Le labbra carnose si allungarono e gli occhi grigio-verde sembravano un temporale di fine estate. “Ma sai che sei un bel tipo” continuò Daiana. Adesso sentiva il calore del rosso insinuarsi pericolosamente alle tempie e poi su su ad alzare i capelli biondi. Goccioline di calore da sotto la pelle sembravano farle esplodere il decoltè contenuto a fatica in un corsetto di pizzo che si intravedeva dalla camicetta. “Mi inviti a cena, in un ristorante che poi scopro essere il tuo – aggiunse la donna strisciando con lo sguardo il panorama dalla terrazza – aperto solo per me e mi chiedi….quello che mi chiedi….”.
vinoDaiana adesso aveva caldo e faticava a parlare, sembrava quasi che le parole che aveva in testa non riuscissero a diventare suoni. Lui sorrise di nuovo senza abbassare gli occhi. Quell’uomo le faceva girare la testa…o era il vino? “Tu sai che sono la migliore… – cercò di dire Daiana con la bocca impastata – le stelle del ristorante non si conquistano con l’aspetto fisico. Certo tu sei bello, molto…bello, ma io sono la regina degli chef. E tu mi chiedi…la mia ricetta segreta, l’ingrediente che ho inserito in una ricetta tradizionale per fare di un piatto povero…e dimenticato un piatto ricercato…?”. La zuppa di pane con pane, cipolle, carote, cavolo nero e… Le riviste di gourmet, le guide dei ristoranti l’avevano definita la zuppa dei sogni, era la zuppa che Daiana aveva imparato dalla mamma che aveva imparato dalla nonna. La minestra di pane toscana rivista e corretta adeguata ai nuovi palati più esigenti e raffinati di quelli ottocenteschi. In trent’anni di carriera, costruiti con una lunga gavetta a lavare e lessare cavolo nero e a rubare con gli occhi i segreti, carpire i misteri di un risotto, di uno stufato, mai e poi mai si era lasciata andare, catturare da uno sguardo più giovane. Si era votata ai sughi senza grassi, al pesto senza aglio, alla tradizione cucinata con modernità. Mai aveva ceduto alle lusinghe di colleghi più giovani, chef in carriera, arrampicatori di pastaiole. Ma lui era così…tenero che sembrava un filetto alla griglia. Da mangiarsi con gusto. La testa cominciava a girare così forte che per un attimo Daiana pensò di essere su una giostra, poi capì di essere sulle montagne russe, poi si rese conto che il respiro cominciava a mancarle e si accorse di avere bevuto quasi un fiasco di vino rosso e solo allora percepì un lieve retrogusto mai sentito prima. Il soffio di un aroma così lieve e delicato da essere sfuggito ad una accorta enoesperta come lei. “…non c’è mai stato un ingrediente segreto…stupido giovane cuoc…” disse per l’ultima volta Daiana rovesciandosi prima sul tavolo e poi cadendo a corpo morto sul pavimento. “Grazie” disse il giovane marcantonio. “Sta tranquilla non lo saprà mai nessuno, conserverò il tuo segreto e la tua ricetta” e si versò un altro bicchiere di vino, questa volta… da una bordolese.

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